Accoglienza e sociale,  Iniziative e attività,  Persone,  Quartiere,  Urbanistica

Storia di un quartiere autentico

tessuti urbani, come le maglie di una ragnatela, si ampliano o si ritirano. Oppure si fondono con quelli limitrofi, trasformandosi in elementi dotati di nuova identità. Altre volte, come nel caso di Dergano (mi raccomando l’accento sulla “e”) subiscono così tante trasformazioni da fondersi e integrarsi con il resto della città. Ma non del tutto. Nonostante l’esponenziale crescita demografica, i flussi migratori, le fabbriche che hanno preso il posto di campi, marcite e cascine, nonostante tutto Dergano ha conservato un suo Io.

Nel quartiere, raggiungibile scendendo alla fermata omonima della M3 e con i bus 70 e 82, è rimasta una forte volontà di prendersi cura del proprio territorio. Qui opera il più alto numero di comitati di zona e associazioni cittadine che animano e fanno vivere la zona. Da cinque anni, ad esempio, in via Guerzoni si svolge l’iniziativa “Via dolce Via” in cui la strada si ferma e si apre ai pedoni, con panchine e artigiani, spettacoli, incontri e salotti a cielo aperto.

Dergano ha da sempre avuto un’identità commerciale e artigianale. Il borgo, di cui si hanno le prime notizie attorno al XII secolo, sorgeva sulla strada tra Milano e Como (l’attuale via Imbonati). Il traffico di viandanti favoriva il nascere di piccole osterie e locande, fino agli anni dell’industrializzazione quando le botteghe artigiane e le trattorie sono state sostituite da grandi insediamenti industriali. Qui sono sorte fabbriche storiche come la farmaceutica Carlo Erba, la Mapei (oggi tra i leader mondiali nella produzione di prodotti per l’edilizia) e le dolciarie Zaini Italcima.

Image for post
Villa Hanau, in via Guerzoni, sede del Consiglio di Zona 9

Dergano ha anche avuto un importante ospedale, intitolato al medico Agostino Bassi, per la cura delle malattie infettive che nel XIX secolo flagellavano la città, come la tristemente celebre epidemia di vaiolo del 1833. Chiuso nel 1979, oggi si è trasformato nel Parco Nicolò Savarino: l’ex giardino del nosocomio è diventato un’area verde con giochi, percorsi ciclabili e pedonali e un campo da calcio. La sede degli uffici dell’ospedali, Villa Hanau, è ospita invece la sede del Consiglio di Zona 9.

Le diverse attività, non solo commerciali ma anche sociali e culturali, che animano e rendono vivo il quartiere sono diventate punti di riferimento per gli abitanti e costituiscono esempi positivi per tutta la città. Solo per citarne alcuni, il Rob de Mat, ristorante multitasking ma soprattutto progetto di integrazione sociale e realizzazione eventi culturali; sulla stessa onda anche La Schighera, bar osteria con salone per concerti e spettacoli teatrali; Mamusca, bistrò caffetteria libreria, con spazio giochi per bimbi. E poi ancora Ululì, la scuola danza e arti popolari, il Bruno Munari, teatro per l’infanzia e i giovani, la birreria artigianale Ribalta, fino alla Cascina di via Livigno 9, dove l’associazione Nuova Armenia che organizza, in collaborazione con i cittadini, il cinema di ringhiera.